Verde come l’altopiano africano, rosso come il sangue versato per l’indipendenza, blu come il Mar Rosso
Verde come l’altopiano africano, rosso come il sangue versato per l’indipendenza, blu come il Mar Rosso: ecco la bandiera dell’Eritrea. Al centro, l’ulivo del vecchio Stato autonomo del 1952. La corona che oggi lo circonda è composta di 30 elementi, uno per ogni anno di guerra.
C’è già molto dell’Eritrea in questa bandiera: le antiche strade degli altipiani abissini e le vie del Mar Rosso, che da sempre proiettano il Corno d’Africa verso l’Arabia e l’Oriente; la memoria dell’autonomia perduta e quella della lunga guerra combattuta con l’Etiopia per riconquistarla; e infine l’identità di un Paese giovane, che porta con sé una storia antichissima.
Naturalmente c’è molto altro, fra cui anche un pezzo della nostra storia, quello lasciato dall’Italia nelle architetture moderniste di Asmara, nelle strade, nella ferrovia che si arrampica dal Mar Rosso fino all’altopiano.
Aggiungo io un ultimo significato, guardando al ramo d’ulivo: quello di una pace vera, che resta ancora da costruire. Fra Eritrea ed Etiopia, Tigray, Somalia e Somaliland, fino allo Yemen appena al di là del mare, in questa parte del mondo di strada da fare ce n’è ancora tanta. Ma io non dispero, perché la pace rimane l’unica soluzione ragionevole.
Questo sarà un altro viaggio nella profondità della terra.
